Apple-OpenAI: 40 ex dipendenti ricevono lettere legali per furto di segreti industriali

Apple ha alzato il livello dello scontro legale con OpenAI, inviando lettere di conservazione a circa 40 ex dipendenti ora al lavoro nella startup di Sam Altman. La mossa, che accompagna la denuncia per furto di segreti commerciali depositata il 10 luglio 2026, segnala che Cupertino considera la condotta illecita molto più estesa dei due ex dirigenti già citati in giudizio. Mentre OpenAI nega ogni addebito, il caso rischia di ridefinire i confini della concorrenza nell’hardware basato sull’intelligenza artificiale.

La causa da 41 pagine: due nomi, uno schema organizzato

La denuncia di 41 pagine presentata davanti al tribunale federale della California ruota attorno a due figure: Tang Yew Tan, ex direttore del design di prodotto per iPhone e Apple Watch, e Chang Liu, ingegnere senior di elettronica di sistema rimasto in azienda per 8 anni.

Secondo l’atto, Tan – uscito da Apple a marzo 2024 e diventato Chief Hardware Officer di OpenAI a luglio 2025 – avrebbe condotto colloqui con dipendenti Apple allo scopo di estrarre informazioni, usando deliberatamente nomi in codice interni ai progetti. Ai candidati chiedeva di portare disegni CAD e prototipi, diffondeva dati sui fornitori e li esortava a non comunicare ad Apple il passaggio imminente a OpenAI, in modo da restare in azienda il più a lungo possibile. Apple sostiene che Tan abbia anche scaricato una guida alle procedure di sicurezza per i dipendenti in uscita, poi usata per eludere i controlli.

Il caso di Chang Liu è ancora più diretto. Passato a OpenAI a gennaio 2026, Liu avrebbe trattenuto il portatile aziendale e sfruttato una vulnerabilità di autenticazione per accedere alla rete interna di Apple dopo le dimissioni. In un messaggio registrato dai sistemi di sorveglianza, Liu scriveva a una collega ancora in forze: “Che strano, ho appena avuto accesso all’archivio di rete”. Dai server avrebbe poi scaricato decine di file hardware protetti, inclusi dettagli su prodotti non ancora rilasciati e processi di produzione di circuiti stampati.

Per Apple, questi comportamenti non sono casi isolati, ma riflettono uno “schema di cattiva condotta organizzata” che coinvolge più livelli e reparti di OpenAI.

Lettere a 40 ex dipendenti: Apple teme la distruzione delle prove

L’invio delle lettere di conservazione legale a circa 40 ex lavoratori, riportato dal Financial Times, accompagna il sospetto che il furto di segreti vada ben oltre i due imputati. Si tratta di comunicazioni formali che impongono di preservare documenti, registrazioni e qualsiasi altra prova utile al procedimento. Apple ritiene che le informazioni già raccolte rappresentino soltanto “la punta dell’iceberg” – espressione contenuta nella denuncia – e che la prossima fase di discovery potrebbe rivelare una portata molto maggiore.

Laptop argentato con scie luminose blu su scrivania bianca minimalista, segreti industriali al centro della disputa legale tra Big Tech
Le scie luminose raccontano il flusso di dati e know-how al centro della battaglia legale tra i due colossi della tecnologia.

La scelta del numero di destinatari non è casuale. Attualmente oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano in OpenAI (alcune fonti indicano “circa 400”, altre “oltre 400”). Le quaranta lettere corrispondono quindi a circa il 10% di quella forza lavoro, circoscrivendo i soggetti ritenuti più a rischio di aver maneggiato informazioni riservate o di aver favorito condotte illecite. L’obiettivo immediato è impedire che vengano cancellate prove prima che il tribunale possa esaminarle.

OpenAI respinge le accuse, ma un errore di posta ha complicato il dialogo pre-causa

Il 14 luglio 2026 OpenAI ha rotto il silenzio, dichiarando tramite Mark Gurman di Bloomberg di “non essere a conoscenza di alcuna prova” che dimostri la fondatezza della causa. La società sostiene di non avere interesse nei segreti commerciali altrui e sta esaminando il fascicolo. La linea è netta: nessuna responsabilità, nessuna consapevolezza.

Prima dell’escalation giudiziaria, il confronto tra le due aziende era tutt’altro che lineare. Secondo quanto ricostruito, un errore di posta elettronica commesso da un legale di Apple – che avrebbe scambiato due dipendenti di origine asiatica – ha fatto deragliare i colloqui informali che avrebbero potuto evitare il ricorso al tribunale. L’episodio, per quanto marginale, mostra quanto i rapporti fossero ormai tesi.

Dalla partnership su Siri alla guerra sull’hardware AI

Fino all’inizio del 2024 Apple e OpenAI erano alleate. Cupertino aveva integrato ChatGPT in Siri per sopperire alle difficoltà nello sviluppo di un proprio modello di intelligenza artificiale. L’idillio si è incrinato quando, a gennaio 2026, Apple ha scelto Google Gemini come partner strategico per l’AI. Pochi mesi dopo è scattata la denuncia.

A fare da sfondo c’è la corsa di OpenAI al primo dispositivo hardware nativo basato su ChatGPT. Le indiscrezioni parlano di un prodotto simile a un HomePod evoluto o a un paio di occhiali intelligenti, pensato per competere con gli smartphone. Per Apple, proprio in quella partita si anniderebbero i segreti sottratti: dalla progettazione meccanica ai rapporti con la catena di fornitura costruita in decenni.

Cosa significa per il futuro della competizione AI

Se i 40 dipendenti destinatari delle lettere rappresentano il 10% degli ex Apple ora in OpenAI, il perimetro dell’indagine assume contorni molto più ampi di quanto lascino intendere i soli due nomi formalmente citati. Non è solo una questione di danni passati: un eventuale accoglimento delle tesi di Apple potrebbe bloccare o ritardare il lancio del dispositivo hardware di OpenAI, costringendo la startup a dimostrare di aver sviluppato ogni componente in modo indipendente.

La vicenda segna un punto di svolta nella geografia dell’AI. Dopo anni di collaborazioni tattiche, la frontiera dello scontro si sposta dal software agli oggetti fisici che porteranno l’intelligenza artificiale nelle tasche – o sul naso – degli utenti. Per Apple, difendere i propri segreti industriali significa proteggere il vantaggio competitivo in un mercato che non ammette rincorse tardive.

Fonti

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