Apple-OpenAI: l’email sbagliata che ha bloccato i negoziati prima della causa

A far deragliare i negoziati tra Apple e OpenAI prima della causa per furto di segreti commerciali non è stata una contrapposizione frontale, ma un errore di distrazione di un avvocato esterno della Mela, che ha confuso due dipendenti e innescato un cortocircuito nelle comunicazioni. La ricostruzione, emersa da email visionate da NBC News, riscrive un tassello della narrazione con cui Apple aveva accompagnato la denuncia: OpenAI non avrebbe ignorato le richieste di chiarimento, ma sarebbe stata la stessa Apple a far saltare il canale diplomatico con uno scambio di persona. Il fulcro della causa — il presunto furto sistematico di proprietà intellettuale — resta intatto, ma l’accusa accessoria di mancata collaborazione perde consistenza.

La sequenza dell’errore: due email e una telefonata mai avvenuta

Il contatto iniziale risale a febbraio 2026, quando Apple scrisse a OpenAI per sollevare il sospetto che informazioni riservate potessero essere transitate verso l’azienda attraverso ex dipendenti. Secondo la documentazione esaminata da NBC News, OpenAI rispose effettivamente a quella prima richiesta. La rottura avvenne in un passaggio successivo, a causa di un passo falso del legale esterno di Apple.

Gabriel Gross, avvocato dello studio Weil, Gotshal & Manges, inviò un’email a Che Chang, general counsel di OpenAI, con oggetto “Former Apple employees at OpenAI retaining non-public, confidential, and proprietary information” e allegati a sostegno dell’accusa. Tredici minuti dopo, Gross scrisse di nuovo a Chang ringraziandolo per una telefonata appena intercorsa e per la rapida disponibilità a collaborare. Il problema è che quella seconda email non era destinata a Chang, bensì a un ex dipendente Apple passato in OpenAI di cognome Wang, con cui Gross aveva effettivamente parlato al telefono.

Chang, ricevuto un ringraziamento per una conversazione mai avuta, reagì con durezza. In una comunicazione a due legali interni di Apple, accusò Gross di “lying about speaking with me on the phone” e aggiunse: “I don’t know who he is and we have never spoken”. Chiese inoltre che Gross fosse rimosso dal caso. Gross si scusò successivamente con Chang per lo scambio di persona, mentre un avvocato interno di Apple rassicurò Chang che avrebbe comunque potuto restare in contatto con lo studio legale per il prosieguo della vicenda. Le discussioni, tuttavia, si fermarono lì: OpenAI sostiene di non avere traccia di ulteriori tentativi di contatto da parte dei legali di Apple fino a venerdì 10 luglio 2026, giorno in cui la Mela ha depositato la causa da 41 pagine presso il tribunale federale della California settentrionale.

Due smartphone moderni su marmo bianco con cavo di ricarica intrecciato al centro, comunicazione digitale interrotta
Un semplice errore di comunicazione via email ha fatto deragliare i negoziati tra Apple e OpenAI prima della causa per segreti commerciali.

Perché la versione di Apple perde smalto su questo punto

Nella denuncia, Apple affermava di non aver mai ricevuto risposta da OpenAI dopo il contatto di febbraio, presentando il silenzio come prova della necessità di procedere con indagini interne e con l’azione legale. Le email mostrano invece una dinamica diversa: OpenAI aveva risposto, e il congelamento dei colloqui fu innescato dall’errore del legale esterno della stessa Apple, non da un rifiuto deliberato di collaborare.

Resta poco plausibile, come fanno notare fonti interne a OpenAI citate da AppleInsider, che un dipendente casuale dell’azienda non inoltri al proprio ufficio legale un’email contenente minacce di azioni legali — il codice di condotta interno lo impone. E resta altrettanto poco credibile che, di fronte a una materia così delicata, nessuna delle due parti abbia tentato una nuova presa di contatto dopo lo scambio di scuse. Eppure, stando a quanto riportato, le comunicazioni si interruppero lì.

L’episodio non scalfisce le accuse centrali di furto di segreti industriali, che riguardano documenti hardware, file riservati e un’operazione di reclutamento massiccia (circa 400 ex dipendenti Apple sarebbero oggi in OpenAI). Ma incrina la ricostruzione accessoria con cui Apple aveva cercato di dipingere OpenAI come un interlocutore che si sottraeva al dialogo. La scuola di pensiero che legge nella svista un tentativo di fabbricare una prova — ventilata da alcuni commentatori — appare fragile: i cognomi Chang e Wang non sono affatto simili, e la confusione sembra più un errore materiale che un imbroglio deliberato.

Cosa cambia per il procedimento legale

La causa per violazione di segreti commerciali andrà avanti indipendentemente da questa parentesi. L’errore email non costituisce un vizio processuale, né inficia la sostanza delle accuse. Tuttavia, l’imbarazzo per Apple sta tutto nel dover ammettere che la propria narrazione iniziale conteneva un’affermazione smentita dai fatti, e che il silenzio di OpenAI fu in realtà un cortocircuito generato dai suoi stessi legali.

Per OpenAI, poter negare di aver ignorato deliberatamente le richieste di Apple significa togliere alla controparte un argomento di contorno che aveva fatto presa sull’opinione pubblica. Ma il vero banco di prova rimane il processo: dimostrare che non ci fu furto sistematico di proprietà intellettuale. L’incidente diplomatico, per quanto rumoroso, è solo rumore di fondo rispetto alla portata delle accuse.

Fonti

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.