Il 14 luglio 2026 OpenAI ha rotto il silenzio sulla causa per furto di segreti commerciali depositata da Apple, dichiarando di non conoscere alcun elemento che dimostri la fondatezza delle accuse. La presa di posizione arriva mentre le due aziende, legate da una partnership strategica che dal 2024 porta ChatGPT sugli iPhone, si contendono lo sviluppo del primo hardware consumer basato su intelligenza artificiale generativa. Lo scontro legale mette a nudo una tensione che va oltre il singolo brevetto: è il primo vero conflitto tra chi produce i dispositivi e chi li popola con l’AI.
Cosa contiene la denuncia di 41 pagine
Apple ha depositato la causa il 10 luglio 2026 presso il tribunale federale della California settentrionale. Il documento di 41 pagine descrive un’operazione coordinata per sottrarre informazioni riservate e proprietà intellettuale, orchestrata – secondo Cupertino – a più livelli di OpenAI.
La denuncia cita esplicitamente Tang Tan, oggi Chief Hardware Officer di OpenAI, che ha trascorso 24 anni in Apple ricoprendo ruoli apicali come vicepresidente del design di iPhone e Apple Watch. Apple sostiene che Tan avrebbe chiesto a candidati provenienti da Apple di presentarsi ai colloqui con componenti hardware, inclusi batterie e circuiti stampati, per dimostrazioni tecniche.
Nelle carte legali si legge: “A ogni livello, dai membri dello staff tecnico al chief hardware officer, e in coordinamento con i partner commerciali, OpenAI ha sottratto segreti industriali e informazioni riservate di Apple”. Oltre a Tan, la causa chiama in causa Chang Liu, membro del personale tecnico, ed estende le contestazioni a io Products, la startup fondata da Jony Ive e acquisita da OpenAI.
Il quadro descritto da Apple è sistematico:
- 400 ex dipendenti Apple lavorano oggi in OpenAI, un bacino che Cupertino considera “la punta dell’iceberg”.
- Le preoccupazioni formali di Apple risalgono a febbraio 2026, senza che OpenAI abbia fornito risposte ritenute adeguate.
- Le richieste legali includono la distruzione del materiale ottenuto, la riprogettazione dei prodotti futuri e un processo con giuria.
La difesa di OpenAI: due dichiarazioni, nessuna apertura
OpenAI ha rilasciato due dichiarazioni distinte. Poche ore dopo la causa, il 10 luglio, aveva comunicato a TechCrunch: “Non abbiamo alcun interesse nei segreti commerciali di altre società. Restiamo concentrati sulla costruzione di tecnologia innovativa che dà potere alle persone in tutto il mondo”.
Il 14 luglio, con una nota più diretta, ha aggiunto: “Prendiamo queste accuse con serietà, ma non siamo a conoscenza di alcuna prova che questo ricorso abbia fondamento”. Il linguaggio è calibrato per respingere la denuncia senza negare i singoli episodi descritti da Apple, spostando il confronto sul piano delle evidenze probatorie.

L’hardware che ha incendiato lo scontro
Al centro della disputa c’è il primo dispositivo hardware di OpenAI. Bloomberg ha riferito il 14 luglio che la società di Sam Altman sta sviluppando un altoparlante portatile senza schermo, pensato per un’interazione vocale nativa con l’AI.
La direzione hardware era stata già tracciata a maggio 2025, quando OpenAI ha acquisito io Products per 6,5 miliardi di dollari. L’operazione ha portato nell’orbita di Altman l’ex capo del design di Apple Jony Ive e ha creato le condizioni per un prodotto che ambisce a competere direttamente nell’ecosistema consumer di Cupertino.
La partnership del 2024 – con l’integrazione di ChatGPT nel sistema operativo iPhone – aveva suggellato un’alleanza funzionale. Ma proprio l’ingresso di OpenAI nel mercato hardware ha deteriorato i rapporti, trasformando il partner software in un concorrente diretto.
| Data | Evento |
|---|---|
| 2024 | Apple e OpenAI annunciano l’integrazione di ChatGPT su iPhone |
| Maggio 2025 | OpenAI acquisisce io Products per 6,5 miliardi di dollari |
| Febbraio 2026 | Apple solleva le prime contestazioni formali a OpenAI |
| 10 luglio 2026 | Apple deposita la causa per furto di segreti commerciali |
| 14 luglio 2026 | OpenAI respinge le accuse definendole prive di fondamento |
L’impatto sulla quotazione e i precedenti legali
La causa con Apple arriva mentre OpenAI punta alla quotazione a Wall Street attesa entro la fine dell’anno. Non è il primo fronte giudiziario: Elon Musk aveva già presentato reclami contro la startup, venendo sconfitto in tribunale per motivi tecnici. Ma questa nuova vertenza tocca la proprietà intellettuale hardware – un terreno più concreto e potenzialmente più rischioso per la valutazione pre-IPO.
Dalle fonti emerge un contrasto sulla sede legale: la maggior parte delle testate colloca la causa presso il tribunale federale della California settentrionale, mentre Assodigitale indica New York. La denuncia è stata però registrata nel distretto settentrionale della California, come confermato da TechCrunch e dalle testate italiane principali.
La posta in gioco non è solo economica. Se Apple dovesse ottenere un’ingiunzione che blocca l’uso delle informazioni contestate, il lancio dell’altoparlante portatile potrebbe subire ritardi o richiedere una riprogettazione forzata. Al contrario, un rigetto della causa consoliderebbe la posizione di OpenAI come nuovo produttore hardware legittimo, capace di attrarre talenti da aziende consolidate senza violare la riservatezza industriale.
Per chi utilizza iPhone e servizi Apple, al momento non ci sono effetti immediati: ChatGPT continua a funzionare normalmente sui dispositivi con iOS. Il vero banco di prova sarà l’autunno, quando la quotazione di OpenAI e le prime udienze daranno una direzione più chiara a uno scontro che ha già cambiato i connotati della collaborazione tra i due giganti.
