Siri e Apple Intelligence: la svolta del 2025 e i prodotti rimandati

I ritardi di Apple Intelligence non si sono limitati a rallentare il software: hanno spostato in avanti l'intera roadmap hardware dell'azienda, con Home Hub, smart glasses e braccio robotico che ora attendono rispettivamente il 2026, il 2027 e il 2028. La stessa crisi, però, ha innescato una ristrutturazione di vertice che arriva al suo primo test pubblico proprio oggi, con il keynote WWDC 2026 dell'8 giugno.

La riunione che ha ridisegnato l'AI di Apple

Agli inizi del 2025, il divario tra Apple e il resto dell'industria AI era diventato insostenibile. Jeff Williams, allora COO, convocò i vertici in una sala vicino al reparto di ingegneria software: tra i presenti c'erano Craig Federighi (software chief), Alan Dye (ex responsabile del design dell'interfaccia), Mike Rockwell (responsabile di Apple Vision Pro) e John Giannandrea, all'epoca chief AI officer. Tim Cook non era in sala, ma seguiva da vicino — con scarsa fiducia in Giannandrea.

Il fulcro della discussione: Apple Intelligence non funzionava come promesso e il rilancio di Siri era in ritardo. Federighi guidò la maggior parte dei lavori. Rockwell si offrì per prendere in mano Siri, forte della credibilità costruita con il lancio di Vision Pro.

La proposta iniziale era che Rockwell diventasse responsabile AI generale, in sostituzione di Giannandrea. Federighi ridisegnò però il perimetro: Rockwell avrebbe guidato solo Siri, con riporto diretto a Federighi — non a Cook — e senza la promozione a senior vice president. Dopo una fase di riflessione, accettò. A marzo 2025 Cook era prossimo ad approvare il piano, ma l'accordo definitivo con Rockwell arrivò solo in seguito.

Per i modelli AI rimasti scoperti, Apple avviò mesi di ricerca esterna. La scelta cadde su Amar Subramanya, nominato secondo responsabile AI, anch'egli sotto Federighi. Con la struttura ridefinita, Rockwell, Federighi e Eddy Cue negoziarono un accordo con Google per usare Gemini e Google Cloud come base per i nuovi Apple Foundation Models — la mossa dietro la trasformazione di Siri già riportata in vista di iOS 27.

Cook, intanto, abbandonò il suo stile gestionale a delega. Si inserì direttamente nella roadmap AI, prese decisioni che normalmente lasciava ai riporti, e tenne un discorso motivazionale interno all'azienda sull'intelligenza artificiale.

Tre prodotti in attesa, un ritardo effettivo

Il rallentamento di Apple Intelligence ha creato un effetto a cascata su tre linee hardware:

Apple Intelligence e Siri: ristrutturazione strategica dopo i ritardi
Lo smart speaker diventa centrale nella nuova visione di Apple per l'intelligenza artificiale domestica. Foto di William Bradshaw su Pexels
ProdottoSe AI fosse andata a pianoTimeline attuale
Apple Home HubNel 2025Fine 2026
Smart glassesInizio 2027Fine 2027
Braccio robotico (accessorio Home Hub)2026–20272028

La logica è diretta: Apple non può permettersi di lanciare prodotti costruiti attorno a Siri se Siri è percepita come insufficiente. L'Home Hub, in particolare, sarebbe già pronto lato hardware — ma l'azienda ha scelto di aspettare che l'AI regga il confronto.

Mark Gurman di Bloomberg ha presentato questi slittamenti come "molti ritardi Apple". Un'analisi più precisa, però, riduce il danno effettivo a un solo ritardo concreto: per gli smart glasses, la timeline di fine 2027 era già la previsione originale del leaker Ming-Chi Kuo — il passaggio a inizio 2027 era solo una stima più recente poi rientrata.

Poke e il modello di ricavi che Apple sta costruendo

Mentre la ristrutturazione interna avanzava, il fronte degli agenti AI di terze parti si apriva. A giugno 2026, Poke è diventato il primo agente AI ufficialmente approvato per la piattaforma Apple Messages for Business. Il servizio — sviluppato da The Interaction Company of California e lanciato pubblicamente a marzo 2026 — gestisce email, promemoria, ricerche web, generazione di immagini, check-in per voli nazionali e controllo di dispositivi smart home come le luci Philips Hue.

Il modello economico è rilevante: Apple incassa un compenso per ogni utente Poke sulla piattaforma. Marvin von Hagen, co-fondatore di The Interaction Company of California, ha dichiarato: "Apple sta notando che questo è il modo migliore di offrire AI, e in realtà va bene per loro, perché ci fanno pagare. Ci fanno pagare per utente sulla piattaforma e ci guadagnano davvero, soprattutto se diventa grande."

Con iOS 27 Apple dovrebbe ampliare questa apertura, consentendo integrazioni più profonde per gli agenti di terze parti rispetto alla sola Siri.

Il segnale più sottovalutato

La narrativa dominante ritrae Apple come un'azienda in affanno sull'AI. Il caso Poke racconta qualcosa di più sfumato: mentre sviluppava internamente i propri modelli, l'azienda costruiva in parallelo un meccanismo di monetizzazione che non dipende dalla qualità del proprio AI. L'accordo con Poke genera ricavi diretti — per ogni utente, senza che Apple abbia sviluppato una sola funzionalità del servizio.

Per chi usa iPhone, la ristrutturazione del 2025 si traduce in una Siri rinnovata su iOS 27 con accesso probabilmente graduale, e in un Home Hub che arriverà non prima di fine 2026. Il modello per-utente di Poke è già attivo indipendentemente da ciò che Apple annuncerà oggi: l'azienda ha iniziato a monetizzare l'AI di terze parti prima ancora di dimostrare la propria.

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