Apple vuole chip RAM da CXMT: il lobbying sul governo Trump

La crisi della memoria ha portato Apple a una mossa dal profilo politico altissimo. Cupertino sta facendo lobbying presso l'amministrazione Trump per ottenere una garanzia formale che CXMT — il principale produttore cinese di DRAM, nella blacklist del Pentagono per presunti legami con l'Esercito Popolare di Liberazione — non venga aggiunto alla lista nera commerciale che chiuderebbe ogni rapporto di fornitura. I prezzi della RAM sono quadruplicati in tre trimestri, e il conto è già arrivato sugli scaffali.

La carenza di memoria che ha messo Apple alle strette

I prezzi della memoria sono quadruplicati in tre trimestri, secondo Counterpoint Research, mentre Samsung, SK Hynix e Micron hanno riorientato la capacità produttiva verso la memoria ad alta larghezza di banda per i data center AI, sottraendo wafer al segmento consumer. Apple aveva avvertito già durante il call sugli utili di aprile 2026 che la carenza sarebbe peggiorata prima di migliorare.

Gli effetti sono arrivati il 25 giugno 2026 — come avevamo riportato — con aumenti su tutta la gamma Mac e iPad. Il MacBook Air da 13 pollici è passato da 1.099 a 1.299 dollari (200 dollari in più, circa il 18%), il MacBook Pro da 16 pollici da 2.499 a 2.999 dollari (+500 dollari, circa il 20%), e il Vision Pro ha subito un rincaro di 500 dollari. Il titolo Apple ha perso oltre il 6% nella stessa seduta, il peggior calo giornaliero da aprile 2025.

CXMT è emersa come potenziale valvola di sfogo perché sta già fornendo memorie DDR5 a brand occidentali tra cui Corsair a prezzi inferiori rispetto ai tre produttori dominanti. Tim Cook aveva aperto la porta all'opzione la settimana precedente, dichiarando in un'intervista al Wall Street Journal: "Penso che tutto debba essere sul tavolo. Penso che dovremmo guardare a tutta l'offerta disponibile."

Cosa chiede esattamente Apple a Washington

Apple non è tecnicamente vietata dall'acquistare chip da CXMT: la designazione 1260H del Pentagono segnala presunti legami militari e blocca i contratti con il Dipartimento della Difesa, ma non impedisce transazioni commerciali tra aziende private. Ciò che Cupertino vuole è qualcosa di più specifico: una garanzia formale che CXMT non venga aggiunto alla lista separata.

Sei persone a conoscenza delle discussioni hanno riferito al Financial Times che Apple ha contattato il Dipartimento del Commercio più di un mese fa, espandendo poi la campagna verso l'intera amministrazione. Il nodo è la Entity List, il registro del Bureau of Industry and Security ben più restrittivo della 1260H: finire su questa lista richiederebbe alle aziende americane l'ottenimento di una licenza prima di acquistare prodotti CXMT, di fatto interrompendo ogni rapporto commerciale.

Apple fa pressioni su Trump per acquistare chip RAM dal cinese CXMT blacklistato
Immagine generata con intelligenza artificiale.

La storia recente alimenta le preoccupazioni di Cupertino. Il Pentagono aveva brevemente rimosso CXMT e la concorrente cinese YMTC dalla lista 1260H a febbraio, per poi ritirare l'aggiornamento dopo le critiche al Congresso. A giugno 2026, entrambe sono state reinserite in un aggiornamento che ha portato la lista a 188 entità, includendo anche Alibaba, Baidu e BYD. Costruire una dipendenza di fornitura su un'azienda con questa traiettoria regolamentare è esattamente il tipo di rischio che Apple vuole eliminare prima di impegnarsi.

Il fronte politico: opposizione bipartisan e falchi al Congresso

L'ostacolo principale non è legale ma politico. Il Congresso si è già dimostrato capace di bloccare relazioni commerciali analoghe con produttori cinesi di memoria: nel 2022, un tentativo simile con YMTC aveva incontrato opposizione bipartisan al Senato da parte dei senatori Warner e Rubio.

John Moolenaar, presidente repubblicano del Comitato China della Camera, ha chiarito la sua posizione: "Scegliere di collaborare con un'azienda militare cinese sarebbe un grave errore per Apple. Aiutare il Partito Comunista Cinese a dominare le catene di fornitura critiche renderebbe l'industria tecnologica e l'economia americana ancora più dipendenti dalla Cina, proprio nel momento in cui dobbiamo costruire catene di fornitura sicure con i nostri alleati."

La Casa Bianca non ha risposto alle richieste di commento. Apple ha declinato di commentare le discussioni.

Il calcolo del rischio e la posta in gioco reale

Considerando i numeri delle fonti: il MacBook Air da 13 pollici ha subito un aumento di 200 dollari su un prezzo base di 1.099 dollari, con un peso del 18% sull'incremento di listino. Per il MacBook Pro da 16 pollici, il +500 dollari su 2.499 rappresenta un aggravio del 20%. Le cifre rendono comprensibile l'urgenza commerciale di trovare fornitori alternativi, ma non spiegano tutto.

Il punto più sottile è la distinzione tra ciò che Apple può fare oggi e ciò che chiede a Washington. Può già comprare da CXMT senza violare alcuna legge: non lo fa perché la certezza giuridica vale più dello sconto sui chip. Una supply chain riorganizzata su CXMT senza garanzie formali è esposta a un singolo decreto del Bureau of Industry and Security che potrebbe azzerare l'investimento. Apple non sta chiedendo un'eccezione: sta chiedendo una promessa.

Se la promessa arrivasse, l'effetto andrebbe ben oltre la supply chain di un singolo produttore. CXMT diventerebbe il fornitore di memoria del più visibile brand tech al mondo — proprio mentre sta già penetrando il mercato consumer occidentale attraverso Corsair. Per gli altri produttori cinesi di DRAM, sarebbe il segnale che aspettavano.

Fonti

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.