Dopo quindici anni di Mac alimentati da chip Intel e sei anni dall'annuncio di Apple Silicon che ha segnato la rottura, Apple torna a fare affidamento sulla società di Santa Clara — non per comprarne i chip, ma per fargliene costruire. L'accordo, confermato da Trump su Truth Social nella notte del 18 giugno 2026, consolida una strategia già visibile a maggio 2026: Apple non vuole dipendere da un solo fornitore, e Intel ha bisogno di un cliente abbastanza grande da giustificare miliardi di investimento nelle sue fabbriche americane.
L'accordo in dettaglio: Intel fabbrica, Apple progetta
Intel entrerà nella catena di fornitura di Apple come fonderia, non come progettista. Costruirà processori su design Apple nello stesso modo in cui opera TSMC oggi: Apple controlla l'architettura, Intel fornisce le linee produttive americane. La distinzione è decisiva — questa volta Intel non ha voce in capitolo sulla progettazione.
I chip destinati a Intel saranno quasi certamente di fascia bassa o di generazione precedente. Le ipotesi più accreditate riguardano chip M-series per modelli entry-level di iPad e Mac, oltre ai processori per le versioni non-Pro di iPhone. I chip di ultima generazione — compreso il design a 2 nanometri atteso nell'iPhone 18 — resteranno prodotti da TSMC.
L'analista Ming-Chi Kuo aveva già segnalato a maggio 2026 che Intel aveva avviato una produzione sperimentale di chip legacy per dispositivi Apple: una fase tecnica preliminare prima della produzione commerciale. Né Apple né Intel hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma secondo una nota agli investitori di Dan Ives di Wedbush, l'intesa è sostanziale e pluriennale.
Quando arrivano i primi chip Intel per Apple
Il processo 18A-P di Intel — il più avanzato attualmente in sviluppo — è entrato solo di recente in una fase di test su scala molto limitata. Questo collo di bottiglia tecnico significa che Intel non raggiungerà la produzione a pieno volume per Apple prima della metà del 2027.
Per chi oggi possiede un iPhone o un Mac, il quadro è invariato nel breve termine. I chip nei dispositivi 2026 provengono da TSMC e continueranno a farlo. I primi prodotti con chip Intel fabbricati in America sono un orizzonte 2027 e oltre.
La doppia spinta: supply chain e pressione politica
L'accordo risponde a due pressioni distinte.

Sul fronte industriale: il boom dell'intelligenza artificiale ha eroso la posizione di Apple in cima alla lista clienti di TSMC. Nvidia ha scalzato Apple come principale cliente del produttore taiwanese, lasciando ad Apple meno slot produttivi nella negoziazione degli ordini. L'effetto si è già fatto sentire: Tim Cook aveva dichiarato nell'ultima call sugli utili che la carenza di chip A19 e A19 Pro da TSMC aveva limitato la disponibilità dell'iPhone 17 durante il trimestre. Intel come secondo fornitore significa più capacità produttiva e — non meno importante — maggiore leva nelle trattative con TSMC.
Sul fronte politico: l'amministrazione Trump ha esercitato una pressione costante sulle aziende tech affinché spostino la produzione negli Stati Uniti. Il tema era già emerso al G7, dove la riduzione della dipendenza dalla produzione taiwanese di chip era uno degli argomenti centrali. L'accordo con Intel risponde a quella narrativa.
Il recupero di Intel: 464% in dodici mesi
La credibilità di questo accordo dipende anche da quanto Intel sia cambiata come azienda. Il nuovo CEO Lip-Bu Tan — subentrato dopo l'uscita di Pat Gelsinger — ha invertito la rotta in poco più di un anno. Il titolo Intel è cresciuto del 464% negli ultimi dodici mesi, portando la capitalizzazione a circa 608,7 miliardi di dollari.
Il governo americano aveva convertito 8,9 miliardi di dollari di finanziamenti CHIPS Act non erogati in una quota del 10% di Intel, quando la società valeva intorno ai 100 miliardi. Quella stessa quota vale oggi circa 60 miliardi — un guadagno di oltre 50 miliardi in meno di un anno. Nel suo post su Truth Social, Trump l'ha ricordato con la sua consueta enfasi: "They were worth around 100 Billion Dollars when we made our offer. Now they are worth over 600 BILLION DOLLARS!"
Sulla reazione immediata del mercato, i dati di premarket divergono di poco: MacRumors e 9to5Mac riportano un rialzo del 9% per il titolo Intel, AppleInsider parla dell'8,8% — una differenza attribuibile ai diversi momenti di rilevazione in una sessione di pretrading volatile. Il titolo Apple ha guadagnato lo 0,6%.
Cosa cambia davvero per chi usa dispositivi Apple
L'implicazione più concreta per l'utente riguarda i dispositivi entry-level di futura generazione. Se i piani reggono, iPad e Mac con chip M-series di generazione precedente potrebbero integrare, a partire dal 2027, processori Apple Silicon fabbricati da Intel su suolo americano. Non è la prima volta che Apple si affida a un produttore alternativo a TSMC: anche Samsung ha fabbricato chip A-series per Apple in passato.
La partecipazione governativa oggi vale circa 60 miliardi di dollari — cioè circa 6,7 volte il valore dei soli 8,9 miliardi di grants che il governo ha stanziato (convertiti poi in equity, quando quella stessa quota valeva circa 10 miliardi di dollari al cambio su una valutazione di ~100 miliardi). Per Apple, far parte di questa filiera significa operare in un ecosistema che il governo americano ha interesse diretto a rendere competitivo e resiliente nel tempo.
Il vero banco di prova non sarà il lancio dei primi chip Intel per iPad nel 2027, ma la capacità di Intel di scalare la produzione a volumi paragonabili a quelli di TSMC, mantenendo la qualità dei processi avanzati che Apple richiede.
Fonti
- Trump says Apple and Intel will build chips in US — Cult of Mac
- Apple to Make Chips in US With Intel, Trump Says — MacRumors
- Apple and Intel chip deal confirmed — AppleInsider
- Apple and Intel are working together to build chips in America — 9to5Mac

