Apple fa causa a OpenAI: perché Jony Ive non è tra gli accusati

Quando Apple ha depositato il 10 luglio una denuncia di 40 pagine contro OpenAI per furto di segreti industriali, tra gli accusati figuravano Tang Tan e Chang Liu, due ex dirigenti passati all’azienda di Sam Altman. Assente invece Jony Ive, ex capo del design Apple e oggi volto del progetto hardware di OpenAI. L’omissione, spiega Mark Gurman di Bloomberg, è tutt’altro che casuale: si intreccia con l’amicizia tra Ive e Laurene Powell Jobs, vedova di Steve Jobs, e con la volontà di evitare uno scontro mediatico con la figura più iconica del design Apple.

La denuncia: 40 pagine e due nomi ben precisi

La causa ruota attorno alle accuse verso Tang Tan, attuale chief hardware officer di OpenAI (già vicepresidente del design in Apple), e l’ingegnere Chang Liu. Apple sostiene che i due abbiano violato accordi di riservatezza, chiesto ai candidati di portare prototipi Apple ai colloqui e fornito istruzioni per aggirare i controlli di sicurezza. L’azienda ha chiesto un’ingiunzione per impedire l’uso di informazioni riservate nello sviluppo del dispositivo hardware di OpenAI e il risarcimento dei danni. Singolare il fatto che iLounge citi un unico nome, “Tan Liu”, mentre tutte le altre testate (Cult of Mac, MacRumors, AppleInsider) distinguono i due soggetti: una probabile fusione redazionale che non intacca la sostanza delle accuse.

La documentazione menziona anche io Products, la startup co-fondata da Ive e acquisita da OpenAI per 6,5 miliardi di dollari nel 2025, senza mai nominare personalmente il designer. Apple stima che oltre 400 ex-dipendenti lavorino oggi in OpenAI, direttamente o attraverso io Products, e ha già inviato lettere di conservazione documentale a circa 40 di loro per preservare materiali potenzialmente rilevanti.

Perché Jony Ive è stato tenuto fuori dalla causa

La decisione di Apple di escludere Jony Ive dalla denuncia poggia su due pilastri: il suo ruolo effettivo in OpenAI e il delicato equilibrio dei rapporti personali con Laurene Powell Jobs.

Ive non è coinvolto nelle operazioni quotidiane né nel reclutamento; si concentra sul design attraverso lo studio LoveFrom. Le presunte manovre per eludere la sicurezza e portare hardware ai colloqui riguardano Tang Tan, non Ive, rendendolo un bersaglio giuridicamente debole. Il secondo fattore è la stretta amicizia tra Ive e Laurene Powell Jobs, che ha investito in io Products e sostiene LoveFrom. Powell Jobs, pur non facendo parte del consiglio di amministrazione, conserva un’influenza notevole in Apple: durante la WWDC 2026 sedeva in prima fila accanto a Tim Cook e al suo successore designato John Ternus. Una posizione che Gurman descrive come «una dimostrazione visibile di sostegno sia per Cook sia per Ternus, il presente e il futuro di Apple, e riflette lo stretto rapporto che continua a mantenere con l’azienda».

MacBook argentato e prototipo hardware coperto da tessuto su superficie bianca, strumenti di design tra i due mondi
Il design Apple resta fuori dalla causa contro OpenAI, in bilico tra hardware segreto e eredità industriale.

Citare Ive avrebbe rischiato di incrinare quel legame. Inoltre, Ive è una figura amatissima dal pubblico: portarlo in tribunale avrebbe generato simpatia verso di lui e l’accusa che Apple stesse regolando vecchi conti. Gurman aggiunge un retroscena sulle tensioni irrisolte: «La verità è che Ive si era disilluso con Apple dopo la morte di Jobs. Vedeva Cook dare priorità all’efficienza operativa, alla produzione e alla disciplina dei costi, senza più il design al centro». Apple non vuole che Ive possa deporre e rendere pubbliche queste frustrazioni.

Tang Tan, il vero obiettivo della strategia legale

Al centro del mirino c’è Tang Tan, chief hardware officer di OpenAI. La denuncia descrive come Tan avrebbe incoraggiato i potenziali assunti da Apple a portare hardware nei colloqui per sessioni “show-and-tell” e avrebbe suggerito metodi per aggirare i sistemi di sicurezza interni. È lui la figura operativa che, secondo Apple, avrebbe orchestrato il presunto trafugamento di segreti.

Tan non è un nome noto al grande pubblico, a differenza di Ive: un vantaggio per Apple, che evita così il rischio di trasformare la vicenda in uno scontro tra leggende. Tuttavia, il professore di proprietà intellettuale sentito dal Financial Times avverte che, una volta avviata la fase istruttoria, Ive e gli altri co-fondatori di io Products potrebbero essere chiamati a deporre in quanto in possesso di informazioni rilevanti. Per ora, Apple tiene la lente puntata esclusivamente su Tan.

OpenAI e l’hardware: uno smart speaker per sfidare l’iPhone

L’acquisizione da 6,5 miliardi di io Products ha dato a OpenAI la piattaforma per progettare il suo primo dispositivo: secondo le indiscrezioni, uno smart speaker portatile pensato per competere con l’iPhone nel lungo periodo. I 400 ex-dipendenti Apple confluiti in OpenAI rappresentano una diaspora di competenze senza precedenti, che Apple cerca di arginare con le lettere di conservazione inviate a circa 40 di loro — il 10% del totale — nel tentativo di blindare i segreti industriali prima che confluiscano nel nuovo hardware.

La strategia processuale mostra un’azienda determinata a colpire le figure operative piuttosto che l’icona. Il cerchio costruito attorno a Laurene Powell Jobs protegge Ive, ma la partita legale è appena cominciata e il confine tra ciò che appartiene a Cupertino e ciò che può essere reinventato altrove resta tutto da tracciare.

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