La strategia processuale di Jon Prosser sul caso iOS 26 è ora pubblica: il leaker di Front Page Tech ha depositato il 2 luglio 2026 la sua risposta formale alla causa federale intentata da Apple, negando ogni responsabilità e puntando il dito esclusivamente contro il co-imputato Michael Ramacciotti. Il fascicolo, presentato alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale della California, segna la prima presa di posizione ufficiale di Prosser dopo quasi un anno di silenzio procedurale e una serie di scadenze mancate che gli erano quasi costate l'esclusione dal processo.
La linea difensiva è netta: Prosser ammette di aver partecipato alla chiamata FaceTime in cui Ramacciotti mostrò il software non rilasciato, ammette di averla registrata e di averne tratto profitto su YouTube, ma nega qualunque coinvolgimento nella pianificazione del furto o nella conoscenza di come quel materiale fu ottenuto. La sua tesi è che il co-imputato abbia agito in autonomia e vada considerato «completamente responsabile» della divulgazione dei segreti commerciali.
La difesa di Prosser: un tentativo di scaricabarile strutturato
La risposta di Prosser si regge su tre pilastri, tutti verificabili nella documentazione processuale. Il primo: non c'è stata cospirazione. Il testo depositato afferma che Prosser «non ha pianificato né partecipato ad alcuna cospirazione o schema coordinato per danneggiare Apple», negando di aver concordato pagamenti o azioni con Ramacciotti prima della chiamata incriminata.
Il secondo: nessuna conoscenza preventiva dell'illecito. Prosser sostiene di non sapere chi fosse Ethan Lipnik, l'ex ingegnere Apple proprietario dell'iPhone di sviluppo da cui provenivano le informazioni. Afferma inoltre di non essere stato informato su come Ramacciotti avesse ottenuto l'accesso al dispositivo — accesso che, secondo la ricostruzione di Apple, sarebbe avvenuto mentre Lipnik era assente dalla sua abitazione e dopo che Ramacciotti aveva acquisito il codice di sblocco.
Il terzo pilastro riguarda l'aspetto economico. Prosser ammette di aver condiviso con Ramacciotti una parte dei ricavi pubblicitari dei video pubblicati su Front Page Tech, ma lo inquadra come una mossa per «mantenere la comunicazione esclusiva» con la fonte, non come compenso pattuito in anticipo per il furto. Il deposito specifica che Prosser ha interrotto ogni contatto con Ramacciotti «una volta appreso come questi aveva acquisito le informazioni proprietarie».
C'è una sfumatura curiosa nella versione di Prosser. Il documento contiene un passaggio dalla sintassi contorta in cui si afferma che Prosser «non sa se iOS 19 fosse effettivamente 'non rilasciato'», salvo poi ammettere più avanti nello stesso fascicolo che le informazioni visionate riguardavano «software non rilasciato». Una contraddizione che potrebbe pesare in sede dibattimentale, se Apple decidesse di sfruttarla per minare la credibilità del racconto.
Cosa ammette Prosser e cosa contesta
La risposta processuale traccia una linea precisa tra i fatti che Prosser riconosce e quelli che contesta. Ecco il quadro emerso dai documenti:
- Ammette di aver partecipato a una chiamata FaceTime con Ramacciotti durante la quale gli furono mostrate funzionalità di iOS non ancora annunciate, incluse le anticipazioni sull'interfaccia Liquid Glass che Apple avrebbe poi presentato alla WWDC come parte di iOS 26.
- Ammette di aver registrato la chiamata, di averne tratto screenshot e di aver condiviso successivamente registrazioni e rendering con altre persone.
- Ammette di aver pubblicato tre video sul canale YouTube Front Page Tech contenenti dettagli sul sistema operativo non rilasciato, e di aver girato a Ramacciotti una quota dei proventi pubblicitari dopo la pubblicazione.
- Nega di aver saputo che l'iPhone mostrato appartenesse a Lipnik o di essere stato al corrente di qualunque attività di localizzazione usata per accedere al dispositivo.
- Nega di aver corrotto, istigato o indotto Ramacciotti a procurarsi le informazioni, e chiede che sia quest'ultimo a risarcirlo per «tutti i danni causati».
- Chiede il processo con giuria su tutte le questioni per cui è ammesso.
Prosser inquadra inoltre i suoi video come attività giornalistica, sostenendo di aver «riportato informazioni fornite a lui come farebbe qualunque testata giornalistica con le esclusive». Un argomento che richiama le tutele del Primo Emendamento sul fronte della libertà di stampa, anche se la giurisprudenza distingue tra chi riceve passivamente informazioni riservate e chi partecipa attivamente alla catena di acquisizione illecita.
Il contesto processuale: Ramacciotti collabora, Prosser rincorre
La posizione dei due imputati è radicalmente diversa, e questo è un elemento che potrebbe influenzare l'esito del processo. Michael Ramacciotti ha iniziato a cooperare con le autorità giudiziarie già nell'ottobre 2025, fornendo ad Apple email, computer e archivi. I suoi legali sostengono che Ramacciotti non avesse compreso appieno il valore e la natura delle informazioni mostrate a Prosser — una linea difensiva che punta a ridimensionare la consapevolezza del danno piuttosto che negarlo.
Prosser ha seguito un percorso opposto: dopo la causa intentata da Apple nel luglio 2025, ha mancato diverse scadenze processuali fino a vedersi notificare un default da parte della cancelleria — provvedimento che avrebbe permesso al processo di proseguire senza la sua partecipazione. Solo nell'aprile 2026 ha comunicato al tribunale di aver finalmente nominato un avvocato difensore. A giugno ha accettato di sottoporsi a deposizione e ha presentato, insieme ad Apple, una richiesta congiunta al giudice James Donato per annullare il default. Donato ha accolto l'istanza, concedendo a Prosser 10 giorni per depositare la risposta formale che è poi arrivata il 2 luglio.
Apple, interpellata sulla vicenda, ha mantenuto la consueta linea di riserbo. La portavoce Jacqueline Roy ha dichiarato: «Non commentiamo i contenziosi in corso».
Una questione di responsabilità, non di innocenza
La strategia di Prosser non punta a dimostrare che la fuga di notizie non sia avvenuta — i fatti materiali sono in gran parte ammessi. Punta piuttosto a ridefinire la catena della responsabilità legale: Ramacciotti avrebbe agito da solo nella fase di accesso illecito al dispositivo, Prosser sarebbe intervenuto solo dopo, limitandosi a ricevere e pubblicare informazioni già compromesse. La richiesta di risarcimento incrociato verso il co-imputato rafforza questa lettura: Prosser non contesta che Apple abbia subito un danno, contesta di esserne l'autore.
La distinzione tra furto e divulgazione è il cuore giuridico del caso. Se il tribunale accogliesse la tesi difensiva, si troverebbe a dover separare due condotte — accesso illecito al dispositivo e successiva pubblicazione su YouTube — che Apple descrive invece come fasi di un unico schema. Molto dipenderà da cosa emergerà dalle comunicazioni tra Prosser e Ramacciotti prima della chiamata FaceTime incriminata, e da quanto Prosser sapesse effettivamente sulla provenienza di quel materiale. Il processo con giuria che Prosser stesso ha richiesto potrebbe essere il banco di prova decisivo.

