La Corte Suprema degli Stati Uniti ha accettato di esaminare il ricorso di Apple contro la condanna per oltraggio che ha costretto l’azienda a eliminare qualsiasi commissione sui link di pagamento esterni nell’App Store. Al centro del dibattito c’è un nodo giuridico destinato a fare giurisprudenza: si può condannare un’impresa per aver violato lo «spirito» di un’ingiunzione, anche quando la lettera dell’ordine è stata formalmente rispettata?
La decisione arriva a sette anni dall’inizio della controversia e potrebbe ridefinire i margini di manovra dei tribunali nell’imporre rimedi su scala nazionale. Il caso sarà discusso nella sessione che inizia a ottobre 2026, con una sentenza attesa entro giugno 2027.
La condanna per oltraggio: quando la lettera non basta
Nel 2021 il giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers aveva ordinato ad Apple di consentire agli sviluppatori di inserire link verso metodi di pagamento alternativi all’interno delle app, pur avendo in larga parte dato ragione all’azienda sulle accuse antitrust. Apple aveva ottemperato, ma introducendo una commissione del 27% sugli acquisti completati entro sette giorni dal clic sul link esterno (ridotta al 12% per gli sviluppatori più piccoli), rispetto al tradizionale 15-30% applicato sugli acquisti in-app.
La struttura tariffaria, unita ai costi dei processori di pagamento esterni, ha azzerato di fatto qualunque convenienza economica per gli sviluppatori: pochissimi l’hanno adottata. Epic Games ha quindi presentato un nuovo ricorso sostenendo che la nuova politica vanificava l’ingiunzione del 2021. Ad aprile 2025 il giudice Rogers ha dato ragione a Epic, dichiarando Apple in contempt of court e imponendo il divieto totale di riscuotere commissioni sui link esterni. Il Ninth Circuit ha confermato la condanna a dicembre 2025, pur stabilendo che il blocco assoluto delle commissioni era eccessivo e rinviando al giudice distrettuale la determinazione di una tariffa «ragionevole».
L’appello di Apple: si può essere condannati per lo «spirito»?
Nel ricorso depositato a maggio 2026 – 34 pagine in cui chiedeva alla Corte Suprema di esaminare il caso – Apple ha sostenuto che l’ingiunzione originale non vietava esplicitamente di applicare commissioni sui pagamenti esterni. La condanna per oltraggio, ha argomentato l’azienda, è stata emessa perché le commissioni violavano lo «spirito» dell’ordine, non la sua formulazione testuale.

«Una condanna per oltraggio fondata sullo spirito invece che sulla lettera della legge è una ricetta per l’abuso», ha scritto Apple nel ricorso. La tesi è che un’interpretazione così estensiva esponga le imprese a rischi imprevedibili, perché il confine tra conformità e violazione smette di essere oggettivo. La Corte Suprema ha accolto proprio questa parte del ricorso: esaminerà se la condanna per contempt sia stata legittima o se abbia ecceduto i limiti dell’ordine originale.
Cosa viene escluso (e cosa resta) dal riesame
I giudici non esamineranno invece la seconda questione sollevata da Apple: l’ampiezza dell’ingiunzione, che era stata applicata a tutti gli sviluppatori e non solo a Epic Games. Apple aveva invocato il precedente Trump v. CASA, in cui la Corte Suprema aveva limitato il potere dei tribunali inferiori di emettere ingiunzioni universali. Su questo punto il ricorso è stato respinto.
La decisione restringe il perimetro del riesame alla sola questione delle commissioni. Apple al momento non riscuote alcuna tariffa sui link esterni da quasi un anno, in seguito alla sospensione imposta dal giudice Rogers, e resta in attesa che il tribunale distrettuale ricalcoli quale possa essere una commissione «genuinamente e ragionevolmente necessaria» per coordinare gli acquisti esterni.
Le dichiarazioni delle parti e le ripercussioni globali
Un portavoce di Apple ha dichiarato: «Questa è una questione giuridica importante e siamo lieti che la Corte Suprema esamini il nostro caso». Epic Games ha invece scritto in un post su X: «Andiamo alla Corte Suprema per continuare a combattere le commissioni spazzatura che Apple impone sui pagamenti di terze parti».
Il verdetto è seguito con attenzione anche fuori dagli Stati Uniti. Regolatori nell’Unione Europea, in Brasile, India e Regno Unito stanno affrontando in parallelo la questione del controllo di Apple sulla distribuzione delle app e sui pagamenti. Una pronuncia della Corte Suprema sulla legittimità di commissioni ritenute «elusive» rispetto a un ordine giudiziario potrebbe creare un precedente capace di influenzare quei procedimenti.
Il conflitto nato con un singolo aggiornamento di Fortnite nell’agosto 2020 entra così nel suo settimo anno, con ancora nessuna risposta definitiva su quanto un’azienda possa esigere dagli sviluppatori che scelgono di uscire dal circuito dei pagamenti proprietari.

