Un gruppo di 48 sviluppatori iOS cinesi ha depositato un reclamo formale alla State Administration for Market Regulation (SAMR), l'autorità antitrust della Cina, accusando Apple di abusare della propria posizione dominante con commissioni eccessive e mercati chiusi. Il deposito è avvenuto il 23 giugno 2026, pochi giorni dopo che Apple aveva annunciato nuove condizioni più favorevoli per gli sviluppatori in Brasile — e questa coincidenza di tempi rende ancora più evidente il divario di trattamento con la Cina.
Le richieste: commissioni più basse e marketplace alternativi
Il developer Tian Junwei ha pubblicato la lettera aperta sul suo blog WeChat, descrivendo i costi imposti agli sviluppatori locali come "ingiusti ed eccessivamente alti". Il documento chiede al SAMR di investigare e sanzionare Apple per abuso di posizione dominante.
Sul piano economico, Apple ha già ridotto le commissioni in Cina a marzo 2026: la tariffa standard sulle app a pagamento e sugli acquisti in-game è scesa al 25%, con possibilità di riduzione al 12% per gli sviluppatori idonei. Per i 48 firmatari, però, la mossa non basta. Le richieste principali riguardano due aperture che Apple ha già concesso altrove: l'accesso a marketplace alternativi all'App Store e opzioni di pagamento più flessibili, che consentano agli utenti di acquistare fuori dal circuito proprietario di Apple.
Le fonti divergono sulla tariffa precedente
Sulla commissione in vigore prima di marzo 2026, le due testate divergono su un dato rilevante: 9to5Mac indica che la percentuale precedente era del 30%; iLounge scrive invece che Apple è passata dal 40% al 25%. La discrepanza — dieci punti percentuali — non è marginale, e le fonti non specificano se le due cifre si riferiscano a categorie di prodotti differenti o a periodi distinti.

Cosa ottengono gli sviluppatori altrove
Il confronto con altri mercati chiarisce il quadro. In Brasile, dove Apple ha appena annunciato nuove regole, gli sviluppatori che usano il sistema di acquisto in-app pagano una fee di elaborazione del 5% più una commissione del 21% (riducibile al 10% per gli sviluppatori idonei); chi distribuisce tramite marketplace alternativi paga invece una Core Technology Commission del 5%. In Europa, per rispettare il Digital Markets Act, Apple ha adottato strutture tariffarie alternative in cui la Store Services Fee può scendere al 5%, a cui si aggiunge una Core Technology Commission del 5%.
La Cina, al momento, non ha accesso a nessuna di queste alternative. Apple non ha risposto alla richiesta di commento del South China Morning Post, che ha riportato per prima la notizia.
Un confronto che dura da un decennio
Il reclamo del giugno 2026 non è il primo episodio di attrito tra Apple e le autorità cinesi sull'App Store: già nel 2017, iLounge documenta un esposto formale di Pechino sulle alte commissioni e sulle rimozioni di app. La tensione dura quindi da quasi dieci anni.
La riduzione al 25% di marzo 2026 sembra una risposta parziale alle pressioni accumulate — ma non ha chiuso il confronto. Considerando che in UE le commissioni possono scendere al 5% in alcune configurazioni, la forbice tra le condizioni praticate in Europa e quelle applicate in Cina rimane ampia. Per un developer iOS attivo in Cina la differenza è concreta: paga di più e non ha accesso a canali di distribuzione alternativi.
Apple ha già assorbito conseguenze concrete in altri mercati: nel 2025 ha subito una multa da mezzo milione per violazione del Digital Markets Act in Europa. Il confronto tra le tariffe cinesi e quelle già adottate altrove indica quanto la riduzione di marzo sia ancora lontana dalle aperture che gli sviluppatori europei e brasiliani hanno già ottenuto. Se il SAMR avvierà un'istruttoria formale, Apple si troverà a gestire in Cina la stessa pressione regolatoria già affrontata su altri fronti.

