Tim Cook chiama i rincari Apple «un’inondazione centenaria»: nessuna certezza sugli iPhone pieghevoli

L’aumento dei prezzi della memoria DRAM ha già spinto Apple a ritoccare i listini di diversi dispositivi, e Tim Cook non ha commentato la possibilità di nuovi rincari per i prossimi modelli di iPhone, compresi i pieghevoli attesi entro fine anno. Il CEO ha liquidato la crisi di approvvigionamento con un’espressione che non ammette equivoci: «un’inondazione centenaria». La dichiarazione pesa perché arriva nell’ultima conference call di Cook prima del passaggio di consegne a John Ternus, che assumerà la guida operativa il 1° settembre 2026. Sul futuro immediato dei listini Apple, non ci sono rassicurazioni.

La corsa dei costi delle memorie e l’impatto sui conti Apple

Nel trimestre concluso a giugno 2026, Apple ha pagato le memorie più care rispetto al trimestre precedente e si aspetta ulteriori rincari nel trimestre settembre-novembre. La tensione sul mercato non nasce solo dalla domanda legata all’intelligenza artificiale: i produttori di DRAM e NAND stanno dirottando capacità verso la memoria ad alta larghezza di banda per server AI, riducendo l’offerta di componenti convenzionali destinati a smartphone, PC e dispositivi consumer.

I numeri di Micron Technology mostrano la portata dello squilibrio. Nel terzo trimestre fiscale, l’azienda ha registrato ricavi per 41,46 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 23,86 miliardi del trimestre precedente. Micron ha siglato 16 accordi strategici con clienti che coprono data center, elettronica di consumo e automotive, e prevede di collocare almeno metà dei propri ricavi sotto contratti a più lungo termine una volta completato il programma.

«Valutando tutte le opzioni»: la strategia di Apple secondo Cook

Durante la call con gli analisti, Cook ha risposto a una domanda precisa: diversificare le fonti di approvvigionamento serve a proteggere i margini lordi o il profitto in valore assoluto? Il CEO ha parlato di una «decisione multifattoriale», aggiungendo che Apple sta «valutando tutte le opzioni» per l’approvvigionamento, ma senza offrire dettagli.

Cook ha anche chiarito che ampliare il numero di fornitori non garantisce automaticamente prezzi più bassi. «Ampliare il numero di fornitori di memorie potrebbe migliorare la disponibilità dei componenti, ma non garantisce automaticamente una riduzione dei costi dei prodotti destinati ai consumatori», ha detto. Un momento dopo ha precisato: «non è affatto scontato che questo possa tradursi anche in un abbassamento dei prezzi». Un dietrofront verbale che smorza le speranze di chi confidava in una rapida normalizzazione.

Smartphone pieghevoli e chip di memoria su una superficie luminosa, simbolo dei rincari Apple
Tra l'impennata dei costi delle memorie e l'incognita sui listini, Apple non dà rassicurazioni sui prossimi rincari.

Apple si sta muovendo su più fronti. Da un lato sta accumulando scorte — già salite a 11,1 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto a settembre 2025 — e sta negoziando tagli sui componenti non relativi alla memoria. Dall’altro, secondo indiscrezioni, starebbe cercando di ottenere dalle autorità statunitensi il via libera per acquistare da CXMT e YMTC, due produttori cinesi attualmente nella lista nera. L’ipotesi sarebbe utilizzare queste forniture solo per i dispositivi destinati ai mercati internazionali, mantenendo i fornitori tradizionali per il mercato americano. Al momento non ci sono conferme ufficiali.

iPhone pieghevoli e iPhone 18: il silenzio che pesa

In tutto questo, Cook non ha detto una parola su cosa accadrà con gli iPhone 18 e con il primo iPhone pieghevole, atteso a un prezzo di circa 2.500 dollari. iLounge riporta esplicitamente che «nessun commento è stato fatto da Tim Cook sulla possibilità che anche gli iPhone subiscano aumenti di prezzo quando usciranno l’iPhone pieghevole e i modelli iPhone 18 nel corso dell’anno».

Il silenzio non è neutrale. Se Apple assorbirà i costi aggiuntivi sui modelli più attesi del 2026 o li scaricherà sui consumatori resta una delle incognite più concrete per chi sta valutando l’acquisto. Con uno stacco di prezzo stimato di 1.300 dollari tra il top di gamma attuale e l’iPhone Ultra pieghevole, ogni ulteriore aggravio rischia di trasformare il nuovo formato in una nicchia ancor più ristretta.

Analisi: la carenza come fenomeno strutturale

L’aumento dei ricavi di Micron — +73,7% dal secondo al terzo trimestre fiscale, calcolato sui numeri riportati da TradingView — mostra che la carenza non è un incidente di percorso ma un trend di mercato robusto, sostenuto dalla domanda AI e dalla rigidità dell’offerta. L’analista di Morgan Stanley Joseph Moore ha scritto che «non esiste una soluzione rapida alla carenza di memoria», mentre Melissa Fairbanks di Raymond James ha definito Micron «uno dei maggiori beneficiari dell’attuale ciclo della memoria». C.J. Muse di Cantor Fitzgerald è ancora più esplicito: «Il business della memoria è vivo e vegeto».

Tre fonti indipendenti — iLounge, TuttoTech e TradingView — convergono sullo stesso punto: gli aumenti di prezzo dei dispositivi Apple potrebbero non essere transitori. iLounge segnala che Apple può compensare solo in parte con tagli su altri componenti, TuttoTech evidenzia lo scetticismo di Cook sull’effetto calmierante di nuovi fornitori, TradingView collega il potere di prezzo di Micron a un mercato destinato a restare sotto offerta almeno fino al 2028.

Per chi possiede un iPhone e segue il ciclo di aggiornamento, il messaggio è chiaro: l’era dei prezzi stabili o in discesa è probabilmente finita, e i prossimi modelli — pieghevoli compresi — nasceranno dentro una cornice di costi di produzione più elevati. Con Cook ormai al passo d’addio, il banco di prova per Ternus sarà decidere se e quanto assorbire, senza spezzare la fedeltà di una base di utenti già alle prese con cicli di rinnovo sempre più lunghi.

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