Con una mozione di 31 pagine depositata il 6 agosto 2026, OpenAI ha chiesto formalmente a un giudice federale di archiviare la causa per furto di segreti commerciali intentata da Apple il mese scorso. Il documento definisce le accuse “prive di fondamento” e accusa Apple di aver costruito un caso “marcito nel profondo” — un chiaro gioco di parole sul classico ‘rotten to the core’ — per distogliere l’attenzione dai propri fallimenti nell’intelligenza artificiale e nella capacità di trattenere i talenti. La battaglia legale, appena cominciata, è già uno scontro sulla competitività di Apple più che su presunti documenti sottratti.
Cosa dice la mozione di rigetto
OpenAI nega di aver tratto alcun beneficio dai segreti di Cupertino. “Stiamo costruendo qualcosa di completamente nuovo e diverso da qualsiasi cosa esista in Apple”, si legge nel documento. La difesa attacca la vaghezza della causa: Apple, sostiene OpenAI, non avrebbe mai identificato con precisione quali informazioni costituiscano un segreto commerciale proteggibile, né dimostrato un’appropriazione indebita plausibile.
La mozione — in cui varianti della parola “fallire” compaiono circa 50 volte, secondo Axios — ribalta l’impianto accusatorio: Apple starebbe usando una causa “pretestuosa e infondata” per mascherare i propri insuccessi nell’integrazione dell’AI nei prodotti e la fuga di oltre 400 ex dipendenti verso OpenAI. Un esodo che, dopo la fusione con io Products (la startup di Jony Ive) nel luglio 2025, ha ulteriormente allarmato Apple.
I due nomi al centro del caso: Tan e Liu
La difesa di OpenAI si concentra su due figure chiave. Tang Yew Tan, ex vicepresidente Apple con 24 anni di carriera nel product design di iPhone e Apple Watch, è accusato di aver conservato un documento sulle procedure di offboarding dopo il passaggio a OpenAI. OpenAI ribalta l’interpretazione: Tan avrebbe usato quel documento proprio per garantire che i nuovi assunti provenienti da Apple rispettassero le procedure di uscita, non per eluderle.

Quanto a Chang Liu, accusato di aver scaricato file confidenziali sfruttando un bug di autenticazione, OpenAI pubblica stralci di messaggi per dimostrare che Liu stava semplicemente aiutando ex colleghi di Apple a recuperare informazioni per il loro lavoro — non per conto di OpenAI. “Apple non sostiene che Liu abbia mai consegnato un file a OpenAI o lo abbia utilizzato nel nostro hardware”, scrive l’azienda.
iCloud e l’accesso ai documenti: la precisazione di Apple
OpenAI aveva suggerito che la confusione legata agli account iCloud personali usati dai dipendenti Apple potesse spiegare accessi residui involontari. Apple ha però chiarito — come riportato da 9to5Mac — che i download contestati non sono avvenuti tramite iCloud, ma attraverso servizi cloud di terze parti, presumibilmente Box. Apple ha registrato accessi e download; per AppleInsider, le accuse di indagine inadeguata sembrano “trasparentemente false”.
Il prossimo passo: udienza il 1° ottobre
La causa è ancora in una fase preliminare. Apple ha chiesto un’ingiunzione preliminare per bloccare l’uso di qualsiasi segreto commerciale durante il processo e ha già individuato altri 11 ex dipendenti come possibili testimoni. OpenAI dovrà rispondere formalmente alla richiesta di ingiunzione entro il 17 agosto. Il giudice ha fissato un’udienza su ingiunzione e discovery anticipata per il 1° ottobre 2026. Salvo un accordo, la vicenda rischia di trascinarsi per anni.
Uno scontro che va oltre i documenti
La linea di OpenAI — “non abbiamo bisogno dei vostri segreti” — collide però con indiscrezioni già circolate. Secondo informazioni trapelate, il primo dispositivo hardware di OpenAI sarebbe uno smart speaker molto simile a HomePod di Apple. Se confermato, il tentativo di smarcarsi come realtà completamente estranea all’universo Apple potrebbe rivelarsi fragile. A questo si aggiunge il fatto che la mozione di OpenAI, pur insistendo sui messaggi di Liu e sulla buona fede di Tan, ignora alcune accuse puntuali, come il mancato completamento delle procedure di offboarding da parte di Tan (come notato da AppleInsider). La strategia è chiara: spostare il dibattito dal merito legale alla narrazione di un’Apple in crisi di innovazione, mentre il vero contenzioso sui segreti commerciali è appena cominciato.
