Intel produce chip Apple: test avviati, spedizioni nel 2027

Intel ha già avviato la produzione di test di alcuni chip Apple usando il suo nodo produttivo più avanzato, il processo 18A-P. La notizia, confermata il 14 maggio 2026 dall'analista Ming-Chi Kuo, segna la prima incrinatura nel monopolio decennale di TSMC come unico produttore dei SoC Apple: dieci anni di esclusività che si avviano lentamente verso la fine.

L'accordo riguarda chip entry-level di iPhone, iPad e Mac

TSMC è stato l'unico fornitore di processori Apple dal 2016. Il Wall Street Journal aveva già anticipato l'accordo a inizio maggio 2026; Kuo ha ora aggiunto i dettagli operativi: Intel sta producendo in piccola scala processori di fascia bassa e legacy destinati a iPhone, iPad e Mac. Kuo non ha specificato quali chip verranno prodotti da Intel; le fonti indicano genericamente chip «di fascia bassa e legacy», e AppleInsider cita l'A18 Pro come esempio plausibile di chip che Intel potrebbe produrre per dispositivi entry-level.

Il mix di ordini vede circa l'80% del volume destinato a chip per iPhone, una percentuale che rispecchia il peso degli smartphone nel fatturato complessivo di Apple. I chip rimanenti riguardano iPad e Mac di fascia entry-level. Alcuni osservatori ipotizzano un utilizzo futuro anche nell'Apple TV, il set-top box rimasto a lungo senza aggiornamenti significativi.

Intel non ha alcun ruolo nella progettazione: il suo contributo si limita alla fabbricazione. Si tratta di processori interamente progettati da Apple e prodotti fisicamente negli stabilimenti Intel negli Stati Uniti. Una distinzione netta rispetto all'era dei Mac Intel, in cui l'azienda di Santa Clara forniva sia il design sia il silicio basato sull'architettura x86. Apple ha abbandonato quell'architettura nel 2020, avviando la transizione ad Apple Silicon.

La roadmap di produzione: dal test del 2026 al picco del 2028

Il processo 18A-P — con packaging Foveros — è il nodo produttivo più avanzato attualmente disponibile da Intel, paragonabile per generazione tecnologica a ciò che TSMC impiega per chip come l'A18 Pro. Il piano produttivo segue una curva precisa:

Intel inizia la produzione di test dei chip Apple Silicon
Primo piano di un chip microprocessore, al centro del dibattito sulla produzione Intel per i futuri SoC Apple. Foto di Jeremy Waterhouse su Pexels
  • 2026: test su piccola scala (fase attualmente in corso)
  • 2027: avvio delle spedizioni di massa, con capacità produttiva tra il 50% e il 60%
  • 2028: raggiungimento del picco produttivo
  • 2029: riduzione graduale dell'output, in linea con il ciclo tecnologico del nodo 18A-P

Questa progressione riflette la logica di qualunque nodo produttivo maturo: Intel affina il processo salendo di volumi, poi rallenta man mano che la tecnologia invecchia e Apple sposta le richieste verso nodi più recenti. Al termine del ciclo, TSMC manterrà comunque una quota superiore al 90% del fabbisogno di chip Apple. La presenza di Intel è strutturalmente limitata — ma la sua stessa esistenza rappresenta già un cambiamento di scenario.

Geopolitica e calcolo politico dietro la scelta di Intel

La mossa non nasce da sole motivazioni tecniche. Il 60% della produzione TSMC si concentra a Taiwan, isola al centro di tensioni crescenti tra Stati Uniti e Cina. A maggio 2026, il presidente Trump è impegnato in trattative dirette con il leader cinese Xi Jinping proprio sulla questione taiwanese, in un contesto in cui Taipei appare diplomaticamente fragile. Diversificare il portafoglio di fornitori riduce il rischio di un blocco improvviso delle forniture in caso di crisi nello Stretto.

La seconda leva è Washington. L'amministrazione Trump ha chiesto esplicitamente alle aziende tecnologiche di riportare produzione e assemblaggio negli Stati Uniti. Il governo ha acquisito una quota del 10% in Intel per scongiurarne il dissesto finanziario e ha avviato una campagna per convincere le grandi aziende americane a investire direttamente nel gruppo. Apple, ordinando chip a Intel, spunta tre caselle in un colpo solo: sostiene un'azienda americana, porta produzione negli USA e mantiene rapporti distesi con la Casa Bianca.

Non è una svolta strategica: è un calcolo preciso. Apple non rischia nulla di significativo — la quota Intel resterà marginale — e ottiene in cambio una copertura politica che vale ben più del costo dell'ordine. Strategie simili hanno già tenuto Apple fuori dai guai con l'attuale amministrazione.

Il banco di prova reale arriverà nel 2028, quando Intel dovrà dimostrare di reggere su volumi e rese all'altezza delle aspettative di un cliente come Apple. TSMC ha costruito la sua posizione dominante su un decennio di ottimizzazione continua. Replicare quella affidabilità su scala industriale — e non solo in una fase di test controllata — è la sfida che Intel deve ancora vincere.

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