Apple ha chiesto a un giudice federale un’ingiunzione preliminare contro OpenAI per impedire l’accesso e l’uso di presunti segreti commerciali, ma la replica del laboratorio di intelligenza artificiale non è arrivata in tribunale: OpenAI ha pubblicato un post dettagliato con messaggi interni ed email per demolire pubblicamente le accuse. La causa per furto di segreti industriali — depositata il 10 luglio 2026 — si trasforma così in una guerra di narrative, combattuta a colpi di trascrizioni e ricostruzioni grafiche prima ancora che in aula.
Cosa contiene la richiesta di ingiunzione di Apple
Apple ha chiesto al tribunale di vietare a OpenAI e ai due ex dipendenti Chang Liu e Tang Tan di accedere, acquisire, usare o divulgare qualsiasi informazione confidenziale dell’azienda mentre il procedimento è in corso. La società sostiene che Liu, ex ingegnere iPhone passato al team tecnico di OpenAI, e Tan, per oltre due decenni responsabile del design di iPhone e Apple Watch e oggi chief hardware officer di OpenAI, abbiano sottratto dati riservati per favorire i piani hardware del nuovo datore di lavoro.
Secondo la denuncia, Liu avrebbe trattenuto un computer aziendale dopo aver lasciato Apple il 22 gennaio 2026, sfruttato una vulnerabilità per accedere allo storage cloud e scaricato decine di file, istruendo anche una collega su come fare lo stesso “evitando problemi” con la sicurezza interna. Apple sostiene che oltre 400 ex dipendenti oggi lavorano in OpenAI e che un’ingiunzione è necessaria per evitare un “danno irreparabile”. L’udienza non è ancora stata fissata.

OpenAI rovescia la narrativa: “Apple sbaglia” e pubblica i messaggi
La risposta di OpenAI è arrivata nella notte del 4 agosto 2026 con un post intitolato “Apple is getting this wrong”, in cui definisce la causa “careless, aggressive and oddly personal” — negligente, aggressiva e curiosamente personale. Il testo è accompagnato da quelle che vengono presentate come conversazioni iMessage ed email, ma che, come fatto notare da Dan Moren su Six Colors e confermato da Lex Friedman, sono ricostruzioni in HTML, non veri screenshot: il font dei messaggi non corrisponde a quello originale di Apple.
Tre i punti centrali della difesa pubblica. Primo: Apple avrebbe contattato la persona sbagliata a febbraio, confondendo due cognomi asiatici, e solo dopo la segnalazione di OpenAI ha ammesso l’errore; per cinque mesi non ci sarebbero state altre comunicazioni fino alla causa di luglio. Secondo: i messaggi mostrerebbero che dipendenti Apple ancora in forza hanno chiesto a Liu, dopo le sue dimissioni, di aiutarli a recuperare file interni — l’ultima richiesta risale al 5 marzo 2026 — e che l’accesso residuo ai sistemi è un problema noto di gestione delle utenze in uscita, non un furto deliberato. Terzo: Tan, che ha lavorato in Apple per 24 anni (o 25 secondo The Verge — una discrepanza tra le testate che non cambia la sostanza), avrebbe sempre detto al team di “non volere e non dover usare” informazioni confidenziali di altre aziende.
La guerra dell’opinione pubblica e le crepe nella difesa
Jess Weatherbed di The Verge sintetizza la mossa di OpenAI come un tentativo di trascinare la causa nell’arena dell’opinione pubblica, usando comunicazioni selezionate per insinuare contraddizioni nella ricostruzione di Apple. Ma la scelta di pubblicare ricostruzioni grafiche anziché screenshot autentici — un dettaglio tecnico che Six Colors mette in luce — rischia di indebolire proprio la strategia di trasparenza che OpenAI rivendica. Se le prove sono solide, il luogo per esibirle è il tribunale, non un blog post.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio: il passaggio di oltre 400 ex dipendenti Apple verso OpenAI racconta di un travaso di talenti che va ben oltre i due nomi al centro della causa. La richiesta di ingiunzione preliminare, se accolta, potrebbe raffreddare la mobilità di figure chiave tra big tech con interessi hardware sovrapposti — un tema che tocca non solo Apple e OpenAI ma l’intero ecosistema della Silicon Valley.
