Epic contro Apple: la Corte Suprema decide sul futuro dell’App Store

Apple ha trasformato un ordine giudiziario in un'opportunità commerciale, salvo poi essere dichiarata in oltraggio per averlo fatto. Il 4 giugno 2026, Epic Games ha depositato una risposta di 35 pagine alla Corte Suprema americana, smontando punto per punto la petizione con cui Apple chiede di ribaltare due sentenze sfavorevoli. La decisione dei giudici supremi — attesa tra la fine di giugno e i primi di luglio — stabilirà se il modello economico dell'App Store possa sopravvivere al controllo giudiziario su ciò che ha significato, nella pratica, ottemperare all'ingiunzione del 2021.

Come Apple ha risposto all'ingiunzione del 2021

Nel 2021, la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha imposto ad Apple di permettere agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso acquisti esterni all'App Store. Apple ha ottemperato formalmente — ma ha poi costruito una struttura di commissioni, restrizioni grafiche e avvisi scoraggianti che i tribunali hanno giudicato come una violazione dell'ordine stesso.

Nello specifico, Apple ha applicato una commissione del 27% sulle transazioni effettuate fuori dall'App Store, imposto restrizioni grafiche sui pulsanti di rimando a siti esterni, e introdotto una schermata di avviso nota come "scare screen" per scoraggiare gli utenti dal completare acquisti alternativi. In procedimenti successivi, Apple aveva temporaneamente argomentato che il testo dell'ordine non vietasse esplicitamente una commissione sugli acquisti esterni — ma non era riuscita a far cadere la più ampia dichiarazione di oltraggio civile. A maggio 2026, Apple ha portato il caso alla Corte Suprema.

I due argomenti di Apple

La petizione depositata a maggio 2026 poggia su due argomentazioni distinte: che il Nono Circuito abbia usato uno standard sbagliato per l'accertamento di oltraggio, e che il perimetro dell'ingiunzione sia troppo esteso rispetto a quanto consente la giurisprudenza recente.

Sul primo punto, Apple sostiene che la corte l'abbia dichiarata in oltraggio per aver violato lo "spirito" dell'ingiunzione, non il suo testo letterale. Per Apple, una condanna per contempt richiede una violazione esplicita delle parole dell'ordine — non un'interpretazione estensiva della sua intenzione.

Sul secondo, Apple richiama la sentenza Trump v. CASA della Corte Suprema, che stabilisce come le ingiunzioni debbano applicarsi solo alle parti direttamente coinvolte nel caso. Poiché la causa Epic v. Apple non era un'azione collettiva, Apple chiede di limitare l'ordine ai propri rapporti con Epic, escludendo tutti gli altri sviluppatori dell'App Store statunitense.

Battaglia legale con Epic Games: Apple alla Corte Suprema
La Corte Suprema americana, dove Apple difende il suo modello di App Store contro Epic Games. Foto di Mark Stebnicki su Pexels

La replica di Epic in 35 pagine

Il documento di 35 pagine depositato il 4 giugno da Epic Games descrive entrambi gli argomenti di Apple come fondati su "un'errata rappresentazione delle decisioni dei tribunali inferiori". Per Epic, il Nono Circuito ha trovato una violazione testuale — non solo interpretativa — e il perimetro dell'ingiunzione è già adeguatamente limitato alle lesioni subite da Epic stessa.

Sull'oltraggio, Epic sostiene che la commissione del 27% abbia infranto le parole stesse dell'ordine, non solo la sua ratio. Il documento cita un precedente specifico: una parte che intende adottare una condotta "vicina al limite" dell'ingiunzione ha la facoltà di chiedere chiarimenti al tribunale prima di agire. Apple non lo ha fatto, e non può ora invocare l'ambiguità dell'ordine come difesa.

Sul perimetro, Epic risponde che la sua causa riguarda la competizione sull'intera App Store. Il Nono Circuito ha già stabilito che il perimetro dell'ingiunzione è "legato alle lesioni di Epic come sviluppatore e distributore di giochi" — non a quelle degli altri sviluppatori in senso generale. Limitare l'ordine ai soli rapporti Apple-Epic renderebbe impossibile ottenere il "sollievo completo" necessario.

Le implicazioni per sviluppatori e utenti

Il caso fa emergere una tensione precisa: l'ingiunzione del 2021 avrebbe dovuto creare uno spazio reale per i pagamenti alternativi, ma Apple l'ha applicata in modo da mantenere una commissione del 27% su quelle stesse transazioni — una monetizzazione diretta dei flussi che l'ordine avrebbe dovuto liberalizzare.

Per uno sviluppatore che distribuisce app negli Stati Uniti, la posta è immediata: quanto dell'incasso di un acquisto esterno debba cedere ad Apple, e se i pulsanti di rimando a metodi di pagamento alternativi possano essere progettati senza vincoli grafici o avvisi scoraggianti. Se la Corte Suprema decidesse di non accettare il caso, le sentenze dei tribunali inferiori resterebbero in vigore e Apple sarebbe costretta a rivedere in modo sostanziale il proprio modello. Se invece accettasse di riesaminarlo, ogni elemento delle sentenze impugnate tornerebbe in discussione.

I giudici potrebbero esprimersi prima della pausa estiva, con una decisione attesa tra la fine di giugno e i primi di luglio 2026: il verdetto stabilirà se i tribunali inferiori abbiano già l'ultima parola sul funzionamento dell'App Store — o se Apple possa rimettere tutto in discussione.

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