Apple e Intel, ritorno al futuro: accordo preliminare per produrre chip Apple Silicon

Dopo anni di separazione — e qualche ruggine — Apple e Intel potrebbero tornare a lavorare fianco a fianco. Non più in qualità di fornitore di processori per Mac, come avveniva prima della storica transizione al Silicon nel 2020, ma in un ruolo inedito: Intel come fonderia per i chip progettati da Apple. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da numerose testate specializzate, le due aziende hanno raggiunto un accordo preliminare che affiderebbe a Intel la produzione di alcuni chip della famiglia Apple Silicon.

Un anno di trattative, poi l’intesa

I colloqui tra Cupertino e Santa Clara durano da oltre un anno e, stando a quanto riferisce AppleInsider, avrebbero registrato progressi significativi negli ultimi mesi. L’accordo non è ancora definitivo, ma la direzione appare tracciata: Intel diventerebbe un secondo fornitore di wafer per Apple, affiancandosi a TSMC, che finora ha detenuto un quasi monopolio sulla produzione dei chip del gigante di Cupertino.

Secondo MacRumors, Intel produrrebbe inizialmente i processori entry-level della serie M, destinati agli iPad e ai Mac di fascia bassa, piuttosto che i chip flagship di ultima generazione. Le tempistiche restano incerte: i primi chip Intel per Mac e iPad potrebbero arrivare non prima del 2027, mentre eventuali chip per iPhone slitterebbero al 2028, riporta 9to5Mac.

Perché Apple ha bisogno di Intel (e viceversa)

La motivazione strategica per Apple è chiara: diversificare la catena di fornitura. Lo stesso Tim Cook aveva già segnalato vincoli di fornitura durante la presentazione dei risultati trimestrali, citando in particolare l’iPhone 17 come prodotto penalizzato dalla domanda di TSMC per i chip AI.

Sul fronte Intel, il nuovo CEO Lip-Bu Tan ha fatto della rivitalizzazione del business fonderie la sua priorità assoluta, aprendo la capacità produttiva dell’azienda a clienti esterni. Un contratto con Apple rappresenterebbe una validazione straordinaria del rilancio. Intel vanta già un precedente illustre: a settembre 2025, Nvidia aveva investito 5 miliardi di dollari nell’azienda per la produzione di chip personalizzati, come segnala AppleInsider.

Dal punto di vista tecnologico, il processo produttivo 18A di Intel (equivalente a 1,8 nanometri) si propone come concorrente diretto del nodo a 2nm di TSMC. Macworld specifica che Intel presenterà chip basati su questa tecnologia al Computex, tra cui i processori Panther Lake e Nova Lake.

La mano di Washington

C’è anche una dimensione politica nella vicenda. Secondo AppleInsider e 9to5Mac, il presidente Donald Trump avrebbe personalmente sostenuto l’accordo durante un incontro alla Casa Bianca, nell’ambito di una più ampia pressione dell’amministrazione per aumentare la produzione manifatturiera tecnologica sul suolo americano. Il governo statunitense detiene peraltro una partecipazione da 9 miliardi di dollari in Intel, rendendo l’azienda un caso emblematico di politica industriale.

Samsung sullo sfondo: il rimbalzo in Borsa

La notizia dell’accordo con Intel non è giunta del tutto inaspettata. Nei giorni precedenti, un report di Bloomberg (pubblicato il 4 maggio) aveva citato sia Intel sia Samsung come potenziali fornitori alternativi per i chip Apple. La sola indiscrezione aveva fatto schizzare le azioni del colosso coreano del 14%, spingendo la sua capitalizzazione di mercato al di sopra del trilione di dollari — traguardo storico che, come riporta 9to5Mac, fa di Samsung solo la seconda azienda asiatica a raggiungere questa soglia dopo TSMC.

Per Apple si apre dunque una nuova era nella gestione della propria catena di approvvigionamento: meno dipendenza da un unico partner, più leve negoziali e — non secondariamente — un profilo più gradito alle autorità di Washington.

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