All'WWDC 2026 dell'8 giugno, Apple ha dedicato una porzione rilevante del keynote ai controlli parentali — una scelta che racconta più di quanto sembri. Il nuovo Screen Time per iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 porta alcune funzionalità concrete, ma la maggior parte rappresenta un restyling di strumenti già esistenti. Il vero motore dell'annuncio è altrove: procedimenti giudiziari contro Meta e Google, manifestanti fuori dall'Apple Park e una pressione normativa globale sulla sicurezza dei bambini online.
Le nuove funzioni di Screen Time in iOS 27
Le modifiche più concrete riguardano tre aree:
- Ask to Browse: i figli devono inviare una richiesta di approvazione prima di visitare un nuovo sito su Safari; i genitori possono visualizzare l'anteprima prima di autorizzare. La funzione vale su iPhone, iPad e Mac, anche se non è ancora confermato se i browser di terze parti potranno integrarsi.
- Communication Safety espansa: a partire da iOS 27, il sistema bloccherà in iMessage non solo le immagini con possibile nudità, ma anche contenuti con sangue, gore e violenza, prima che il bambino li visualizzi.
- Time Allowances rinnovato: l'interfaccia è stata ridisegnata e include ora suggerimenti calibrati per categoria — Intrattenimento, Giochi, Social Media — basati sulle ricerche dell'American Academy of Pediatrics.
Sul fronte account, Apple introduce profili dedicati ai minori: obbligatori per chi ha meno di 13 anni, disponibili fino ai 18. I genitori riceveranno un sito web dedicato per orientarsi negli strumenti. Agli sviluppatori arriveranno nuove API per integrare i controlli parentali direttamente nelle loro app.
Craig Federighi, capo dell'ingegneria software Apple, ha sintetizzato l'obiettivo: «Stiamo dando ai genitori strumenti potenti e facili da usare per gestire cosa possono vedere i loro figli, con chi possono parlare e quando hanno accesso».
Le funzioni preesistenti al centro dell'annuncio
La critica più diretta viene da chi usa Screen Time nella vita quotidiana. Jennifer Pattison Tuohy, senior reviewer di The Verge con oltre vent'anni di esperienza, ha scritto che Apple «ha lavorato a metà» sui controlli parentali per anni e ora «cerca di mettere il rossetto su un maiale». La sostanza: quasi tutto quanto presentato all'WWDC 2026 esisteva già o è un aggiornamento minore di funzioni preesistenti.
Communication Limits — che gestisce i contatti raggiungibili dal figlio — non è nuova. Time Allowances era già disponibile prima di iOS 27. Nel 2024, il Wall Street Journal aveva documentato un bug che permetteva ai minori di aggirare le restrizioni sui contenuti per anni senza essere scoperti. Un problema concreto che iOS 27 non risolve rimane la possibilità per un figlio di scaricare nuovamente un'app già eliminata, senza chiedere permesso, se quell'app era stata installata in precedenza da un altro membro della famiglia. In questi casi, anche Ask to Browse rimane uno strumento parziale.

La strategia difensiva sul terreno normativo
Il timing non è casuale. L'8 giugno, mentre il keynote si svolgeva all'interno dell'Apple Park, all'esterno erano presenti manifestanti che chiedevano la rimozione di app che usano l'intelligenza artificiale per "svestire" virtualmente le persone. Sullo sfondo: procedimenti giudiziari rilevanti contro Meta e Google sulla sicurezza dei minori online.
Ann Thai, senior director of marketplace platforms and technologies di Apple, ha rivolto un messaggio esplicito all'industria: «Molte app offrono già controlli parentali per proteggere i bambini da contenuti inappropriati. Crediamo che ogni app abbia la stessa responsabilità». Parole indirizzate ai legislatori tanto quanto agli sviluppatori.
Il contesto normativo è in rapida evoluzione: Australia, Regno Unito e alcune regioni degli Stati Uniti hanno già introdotto sistemi obbligatori di verifica dell'età. Meta e altri sviluppatori spingono perché l'obbligo ricada sugli app store. Apple ha resistito attivamente a queste proposte, inclusa una norma del Texas che richiedeva la verifica dell'età a livello di app store — alla quale Apple ha poi scelto di conformarsi richiedendo un documento d'identità alla creazione di un account Apple. La posizione dichiarata di Apple è che ogni bambino è unico e che i genitori siano nella posizione migliore per calibrare i limiti — senza imposizioni dall'alto.
Cosa cambia davvero per un genitore con iPhone
Per chi usa già Screen Time, le novità operative concrete sono tre: Ask to Browse (rilevante se il figlio usa Safari per aggirare i blocchi delle app), il filtro gore in iMessage (espansione reale di una funzione esistente), e i suggerimenti calibrati per i limiti di tempo. Il resto — interfaccia ridisegnata, account bambino, API per sviluppatori — migliora la configurazione iniziale, non le capacità di controllo effettivo.
Su questo punto le fonti divergono nel giudizio: AppleInsider descrive il sistema come «più chiaro e facilmente gestibile», The Verge lo definisce «troppo poco, troppo tardi». I fatti riportati sono concordi; la valutazione no.
Il punto critico rimane la affidabilità nel tempo. Anni di segnalazioni su Screen Time che si desincronizza tra dispositivi, smette di funzionare o viene aggirato da adolescenti tecnologicamente capaci indicano un problema strutturale che precede l'interfaccia. Una nuova UI non risolve un motore che perde colpi.
