Due notizie dominano il panorama Apple in queste settimane: da un lato, l'atteso salto tecnologico del chip A20 Pro destinato agli iPhone 18 Pro; dall'altro, una carenza globale di memoria DRAM che sta costringendo l'azienda di Cupertino a rivedere al ribasso alcune configurazioni di prodotto e a ripensare la strategia di lancio del prossimo iPhone.
Il chip A20 Pro: 2nm e un nuovo modo di impacchettare la memoria
L'A20 Pro, secondo le indiscrezioni, segnerà due progressi significativi rispetto al chip che equipaggia gli attuali iPhone 17 Pro.
Il primo riguarda il processo produttivo: TSMC realizzerà il chip a 2 nanometri, un passo avanti rispetto agli attuali 3nm. Il passaggio a un nodo più avanzato porta con sé i vantaggi abituali — maggiore densità di transistor, prestazioni più elevate e consumi ridotti — e consolida la partnership esclusiva tra Apple e il produttore taiwanese per i chip di punta.
Il secondo aggiornamento è più tecnico ma potenzialmente più rilevante nel lungo periodo: l'adozione del packaging WMCM (Wafer-Level Multi-Chip Module), una tecnologia che integra il SoC e la DRAM direttamente a livello di wafer, eliminando interposer e substrate tradizionali. Il risultato pratico è una comunicazione più rapida e diretta tra processore e memoria, con vantaggi termici e di integrità del segnale. Un'architettura del genere renderebbe l'A20 Pro particolarmente efficiente nei carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale — non un dettaglio da poco, considerando la direzione sempre più marcata di iOS verso funzionalità IA.
La crisi della DRAM e i suoi effetti concreti
Mentre Apple lavora al futuro dei suoi chip, nel presente deve fare i conti con una strozzatura nella catena di fornitura della memoria. I principali produttori di DRAM faticano a soddisfare una domanda crescente, trainata in primo luogo dai colossi dell'intelligenza artificiale, che si accaparrano le forniture prima che arrivino ai costruttori di elettronica di consumo.
Le conseguenze sono già visibili. Il Mac mini ha perso l'opzione di storage da 256 GB e il prezzo base è salito da 599 a 799 dollari. Il Mac mini non propone più nemmeno configurazioni con 32 e 64 GB di RAM, mentre il Mac Studio ha perso l'opzione da 512 GB e l'M3 Ultra è ora disponibile solo nella configurazione da 96 GB. Il MacBook Neo ha registrato una domanda che ha superato le previsioni iniziali di cinque o sei milioni di unità, con consegne in forte ritardo. Tim Cook ha dichiarato che questi dispositivi saranno «difficili da reperire per mesi» — così riportato dalle fonti in lingua inglese.
Le proiezioni finanziarie rendono il quadro ancora più preoccupante: JPMorgan stima che la memoria potrebbe arrivare a rappresentare il 45% del costo dei componenti di un iPhone entro il 2027, rispetto a circa il 10% attuale. Una compressione di margini di questa portata avrebbe ripercussioni inevitabili sui prezzi di vendita o sulle scelte di configurazione.
iPhone 18 standard a rischio downgrade
È in questo contesto che si inseriscono le voci su un possibile ridimensionamento dell'iPhone 18, il modello base. Apparentemente, Apple starebbe valutando di ridurre le specifiche del display e del chip rispetto alle aspettative originali, come misura di contenimento dei costi. C'è di più: il lancio dell'iPhone 18 standard potrebbe slittare alla primavera del 2027, separato dai modelli Pro previsti per l'autunno 2026. Una mossa che, nelle intenzioni, renderebbe più accettabile agli occhi dei consumatori un device con specifiche inferiori rispetto alla generazione precedente.
Se i rumor fossero confermati, si tratterebbe di uno scenario inedito per Apple: da un lato il vertice tecnologico rappresentato dall'A20 Pro, dall'altro un modello entry-level penalizzato da una crisi produttiva esterna. La pressione sui componenti legati all'IA, insomma, non risparmia nemmeno chi quell'IA la mette al centro di ogni prodotto.
Fonti
- 9to5Mac — iPhone 18 Pro's new A20 chip rumored to bring two major upgrades
- MacRumors — The MacRumors Show: Is Apple Downgrading iPhone 18 Due to Memory Shortage?
