Eugene Whang, designer hardware con 22 anni di carriera in Apple prima di seguire Jony Ive in LoveFrom, ha condiviso a maggio 2026 su Highsnobiety dettagli inediti sul progetto AirPods Max. Il prodotto richiese cinque anni di lavoro prima del lancio del 2020, con "centinaia e centinaia" di varianti sperimentate dal team. Tra le rivelazioni più inattese: la scelta esplicita di non apporre il logo Apple sulle cuffie.
Tre prodotti in uno: headband, case e cushion
Il team di design non affrontò gli AirPods Max come un unico oggetto, ma li trattò come tre prodotti distinti: il padiglione auricolare (headband), la custodia (case) e i cuscinetti auricolari (cushion). Ognuno richiedeva soluzioni indipendenti, e i cuscinetti si dimostrarono la sfida più complessa.
Il problema era anatomico: teste e orecchie variano enormemente per forma e dimensioni, e un cuscinetto ottimizzato per un tipo di cranio risulta scomodo per un altro. La risposta del team fu sperimentare senza sosta. Whang descrive il processo come un susseguirsi di "centinaia e centinaia di varianti" — e non solo sulla forma esterna. "La forma del PCB. Il posizionamento dei componenti. Un continuo riorganizzare e fare Tetris degli interni", ha spiegato il designer. La logica progettuale partiva sempre dall'interno: "Se non è giusto dentro, non sarà giusto fuori."
Questo metodo spiega in parte perché Apple ci impiegò cinque anni su un prodotto che — all'apparenza — sembrava meno urgente rispetto all'iPhone o al Mac. Il lungo silenzio che seguì il lancio non era trascuratezza: era il riflesso di un design che non richiedeva correzioni strutturali. Whang e il suo team avevano già esplorato quasi tutto.
La scelta deliberata di omettere il logo Apple
Su ogni prodotto Apple — MacBook, iPhone, iPad — la mela è in posizione prominente. Gli AirPods Max fanno eccezione. La ragione, secondo Whang, è diretta: "Non volevamo brandizzare la testa delle persone."
La frase è breve, ma riflette una logica progettuale precisa. Un logo sul padiglione auricolare sarebbe visibile soltanto agli altri, non a chi indossa le cuffie: diventerebbe essenzialmente un messaggio di marketing rivolto a terzi, scritto sulla testa di un essere umano. Il team ha ritenuto quella scelta incompatibile con il rispetto per l'utente.

La decisione è coerente con la filosofia che Whang descrive per l'intero progetto: un oggetto che comunica per sé stesso, attraverso la forma e i materiali, senza appoggiarsi a una firma sovrapposta. Su un iPhone o un MacBook il logo ha anche una funzione di segnalazione discreta, accettata perché contestualizzata. Su un indumento — e le cuffie lo sono, di fatto — la dinamica cambia.
Il metodo di lavoro: idee senza gerarchia
Whang descrive la cultura interna del design team Apple come radicalmente anti-gerarchica. "Ci riunivamo attorno a un tavolo per ore. Tutti erano uguali. Valevi solo quanto le tue idee. Eravamo molto diretti tra noi." Il filtro critico era l'idea, mai la persona: "Non stai criticando la persona; stai criticando l'idea."
Questo ambiente era in parte possibile grazie a Jony Ive, che proteggeva il team dalle pressioni commerciali dell'azienda. "Doveva incassare molti colpi per stare in quella posizione", ricorda Whang. Senza quella protezione, un ciclo di cinque anni e centinaia di varianti difficilmente avrebbe resistito alle logiche di un'azienda da centinaia di miliardi di dollari.
Whang lasciò Apple poco dopo l'uscita di Ive, e si unì a LoveFrom, la società di design fondata da Ive insieme a Marc Newson. Si dimise qualche anno dopo, in seguito alla morte della madre e a una riflessione più ampia su come impiegare il proprio tempo. Gli anni in LoveFrom lo portarono su progetti molto eterogenei, dalla tecnologia all'interior design, compreso il lavoro sul concept della Ferrari Luce, il veicolo elettrico mostrato di recente dalla società.
Perché questa storia conta
Cinque anni di sviluppo e centinaia di prototipi per un paio di cuffie potrebbero sembrare un lusso industriale riservato solo ad Apple. La storia di Whang illumina qualcosa di più utile: il costo reale di un prodotto ben progettato non è nei materiali o nel prezzo, è nel tempo che qualcuno ha dedicato a capire la forma di una testa umana.
Gli AirPods Max non hanno mai dominato il segmento delle cuffie premium — Sony, Bose e altri reggono bene il confronto sullo stesso range di prezzo. Eppure il design originale del 2020 è rimasto sostanzialmente invariato per anni, senza che Apple sentisse la necessità di ridisegnarlo. Quella longevità è la prova più silenziosa che le "centinaia e centinaia di varianti" hanno raggiunto il loro scopo: un oggetto che non ha bisogno di aggiornarsi perché è stato pensato fino in fondo prima di uscire.
